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SAPPADA (Belluno). Christian Abbiati e Massimo Taibi: uno gioca e l'altro guarda. È il destino dei portieri, le riserve rischiano di ammuffire in panchina, il turn over tra i pali non si usa, i cambi a partita in corso men che meno, salvo infortuni ed espulsioni. Ad Abbiati il Toro ha promesso una stagione ricca di soddisfazioni. A Taibi ha riconfermato la stima. «Christian ha tanto alle spalle - sostiene il preparatore Vinicio Bisioli, uomo di fiducia di De Biasi -. Il portiere è lui, ma entrambi sanno che il posto bisogna meritarselo». Poi c'è Alberto «Jimmy» Fontana. È il terzo, quello che si tiene in forma perché non si sa mai. A lui sta bene così. Una volta l'allenatore voleva schierarlo al posto di un Taibi fuori forma e lui rispose che «no, è meglio di no, altrimenti Massimo ci resta male». Abbiati è ragazzo di poche parole. Nei primi giorni di ritiro a Sappada, i dirigenti del Toro temevano che avesse un problema. «Christian, c'è qualcosa che non ti piace?». E lui, rassicurante: «Tranquilli, io parlo poco. A me va sempre tutto bene». Altro che portiere matto e spericolato, come prevede l'immaginario calcistico. «Christian è un lungagnone che copre bene la porta con la posizione e il movimento - spiega Bisioli - non un acrobata che rimbalza da un palo all'altro». L'estroverso è Taibi. «A lui l'aspetto spettacolare piace - aggiunge il preparatore -. La mia opinione? Purché parino, non c'è problema. Mi interessa l'efficacia del gesto». Secondo Bisioli, la presunta follia dei portieri è un vizio d'origine: sui campetti terra e sassi delle periferie, se uno sceglie di mettersi tra i pali tanto a posto non dev'essere. «E anche buttarsi sui piedi di un centravanti richiede una dose di coraggio. Ecco, coraggio è un termine più corretto
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rispetto a pazzia». Il portiere deve difendersi. In tutti i sensi. Osvaldo Soriano, che prima di scrivere i più bei racconti di calcio praticava i campi di pallone, ricordava un trucco appreso dal suo allenatore Orlando Gonzalez, opportunamente soprannominato el Sucio (lo zozzo): pungere il portiere in uscita con una spina. Oggi le tattiche d'area sono più raffinate. Da anni non si vede un attaccante saltare il portiere in uscita. Tutti cercano l'impatto per incassare l'espulsione (dell'estremo difensore) e il rigore. «In allenamento cerco di simulare le situazioni reali di gioco - dice Bisioli, che torchia i suoi per quattro ore al giorno -. Per me un portiere medio è quello che nel corso di una stagione pareggia: tanti errori, tante prodezze. Uno bravo, invece, ti regala 4-5 punti a campionato». Abbiati, 29 anni, è alto un metro e 92 e pesa 92 chili. Taibi, 36 anni, è più magro: uno e 90 per 82. La differenza di peso è soprattutto nella potenza delle gambe. In comune, i due hanno un passato al Milan. Taibi arrivò all'inizio del campionato '97-'98 per sostituire l'anziano Sebastiano Rossi durante la seconda gestione Capello. Non ci riuscì. Abbiati è un prodotto del vivaio rossonero. Nel '99 Zaccheroni lo schierò al posto dello squalificato Rossi e, convinto dalle sue parate, lo promosse titolare. La stagione si concluse con lo scudetto. L'anno scorso c'è stata la parentesi alla Juve per sostituire l'infortunato Buffon. Ora l'avventura in granata. «Abbiamo quattro ottimi portieri - sostiene un ecumenico Gianni De Biasi -. Uno se ne andrà (Pagotto, n.d.r. ), dobbiamo trovargli la sistemazione che merita». Abbiati o Taibi? «Christian ha qualità fisiche e tecniche eccezionali pur essendo giovane come portiere. È uno dei migliori d'Italia. Max ha grande esperienza e affidabilità. Chi gioca lo deciderà il campo», mente il tecnico.
Stefano Mancini
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